Due esperienze magnifiche in giro per l’Italia: cosa abbiamo imparato

Adrenalina, gioia, paura, ansia, delusione, felicità, tristezza, fierezza, appartenenza. Probabilmente avrete avuto a che fare con molte, se non con tutte, le emozioni appena citate. Bene, sappiate che in questa successione di parole potrebbe essere racchiusa tutta la definizione di “Startup”. Lo abbiamo toccato con mano, lo abbiamo capito stando a contatto con altri ragazzi sbarbati come noi (Marco Montemagno docet) in giro per l’Italia. Le due missioni a Padova e Salerno ci hanno insegnato veramente tanto, sia dal punto di vista professionale che da quello umano. Proviamo a fare una breve analisi.

 

 

GALILEO FESTIVAL DELL’INNOVAZIONE – PADOVA

 

Una bella città come questa non poteva che offrire qualcosa di interessante come il Galileo Festival. La città in cui ha vissuto Galileo Galilei, per l’appunto, pullula di arte e cultura: ogni vicolo, ogni angolo di verde, ogni palazzo di trasforma in un obiettivo su cui puntare il mirino di una macchinetta fotografica. Non a caso gli organizzatori del festival hanno pensato bene di distribuire le sedi dell’evento in più parti della città, per dare anche l’opportunità ai partecipanti di godere di questa bellezza estetica. Ma andiamo ai numeri. Con oltre 200 relatori, 80 appuntamenti e gente proveniente da tutta Italia, il Galileo Festival si presenta come un’occasione imperdibile per assaporare i temi dell’innovazione e rimanere aggiornati in tempo reale. Con le sale stracolme e un’organizzazione davvero impeccabile diventa quasi impossibile non rimanere incollati ai seminari proposti. Il parterre del programma presenta infatti una vasta scelta per partecipare ad eventi di ogni tipo: si va dalla ricerca in campo oncologico, soluzioni per combattere l’inquinamento atmosferico, le pratiche per comunicare la scienza nell’epoca delle fake news, storie di innovazione raccontate dalle aziende del territorio e tanto altro. Proprio su quest’ultimo punto è bene soffermarsi, perché il Galileo dà anche la possibilità di visitare le aziende più innovative del padovano. E così, abbiamo avuto il privilegio di conoscere dall’interno tre realtà affermate in campo internazionale come Gamba Stampi, Pressofusione Bustreo ed Ecor International. La cosa che più abbiamo imparato parlando a tu per tu con ognuno dei suoi fondatori è che ogni imprenditore sceglie un diverso modo per approcciarsi ai suoi stakeholder: chi con un linguaggio più scarno, chi con un registro più professionale. E sotto questo aspetto basa tutto il carattere della sua azienda. L’imprenditore ha il dover di saper cogliere un bisogno dal mercato e trasformarlo in business. L’imprenditore è la figura professionale che rischia ogni giorno. L’imprenditore è quello che dall’alto e dalla fierezza della sua esperienza ventennale riguarda ciò che ha prodotto ed esclama: “Questo l’ho fatto io!”. E tutto ciò è stato magnifico. Perché dalle loro parole ci siamo accorti di essere sulla giusta strada. Proseguendo per le visite in azienda, passo dopo passo, ci siamo poi resi conto di quanto fosse ottimizzata la divisione del lavoro in fabbrica. E guardando l’affascinante funzionamento di alcuni macchinari di precisione innovativi abbiamo pensato: “Wow! Un giorno anche noi di 9 Seconds ce ne compreremo uno!”. Ma poi ci siamo ricordati che la nostra produzione necessità soltanto di un paio di pc e siamo entrati nello sconforto. Tornando seri, oltre alle lezioni professionali abbiamo imparato anche tanto dal punto di vista umano. L’esperienza di Padova è stata grandiosa: è stato bellissimo condividere il viaggio con gente proveniente da ogni parte d’Italia, dal Piemonte alla Sicilia (siciliani simpaticissimi) e fare gruppo con gli altri team del Contamination Lab dell’Unisalento che ci hanno accompagnato in questa avventura. L’innovazione parte da persone semplici, educate e con grandi sogni. E possiamo dire di averne incontrate davvero tante: tutte con un sogno diverso, tutte con una visione diversa.

 

 

 

 

BORSA DELLA RICERCA – SALERNO 

 

Tre giorni pieni, pienissimi. Pienissimi di roba, di incontri, di opportunità. Pienissimi. Ho detto già “pienissimi”? L’Università di Salerno, residente a Fisciano, è un posto ideale per il digital detox. La struttura è arenata nel bel mezzo delle montagne: ogni finestra si affaccia in un angolo da sogno, dove poter studiare con tranquillità ed in pace con il mondo. L’evento “La Borsa della Ricerca” è la punta di eccellenza di un polo universitario che si sta facendo strada a livello nazionale per la sua efficienza ed il suo spirito di innovazione. La manifestazione, organizzata dalla Fondazione Emblema, dà a idee di impresa, startup e spin-off l’opportunità di dialogare con imprenditori, investitori ed esperti del settore per avere dei feedback importanti. Dal nostro canto, La Borsa della Ricerca ci ha permesso di conoscere persone fantastiche e di allargare la nostra rete di contatti in tutta Italia. Abbiamo conosciuto imprenditori che hanno apprezzato la nostra idea, altri un pò più cauti, ed altri che ci hanno incoraggiato fortemente a proseguire su questa strada. Parlare con loro è stato utile soprattutto per capire dove poter migliorare e come poter “aggredire” il mercato. Strategia dopo strategia, passo dopo passo. Non sarà facile, questo lo abbiamo capito. Ma abbiamo anche capito che le nostre paure sono le stesse paure degli altri startupper. La paura di non potercela fare è il denominatore comune di tutti i ragazzi con altri progetti d’impresa. Lo vedevi fin da subito. Lo notavi dalle facce sudate, dalle mani tremolanti, dal sospiro che accompagna il momento prima di affrontare il colloquio. Ma anche dal sorriso liberatorio che accompagna il momento dopo. Il sorriso di chi ha ricevuto una buona recensione, di chi si è sentito dire “tu ce la puoi fare!”. Ed allora è lì che capisci di non essere l’unico. E’ proprio lì che ti avvicini dal tuo collega e gli dai una pacca sulla spalla, ti ci fermi a parlare, condividi la tua esperienza ed alla fine lo incoraggi con “beh, allora un grosso in bocca al lupo!”. Perché impari che tra startupper non vi è competizione, solo complicità. La stessa complicità di una famiglia, perché, in fondo, fare rete è la prima regola di ogni buon imprenditore. Ma soprattutto, capisci che fare startup non è una questione prettamente economica. Non si riesce a fare impresa con il solo obiettivo di fare soldi. Semplicemente non è una motivazione abbastanza forte per superare i momenti difficili e terrificanti che ogni imprenditore incontra. La vera leva o molla imprenditoriale è racchiusa in due fattori: una visione, alla quale si crede ciecamente, e l’amore per quello che si fa. Si, l’amore. Chiedete ad ogni imprenditore. Sono entrambe componenti importantissime: perché creare un’azienda per la fede che sia ha nel proprio progetto, la fiducia nel futuro, i sacrifici che si fanno, la dedizione che si mette, è come far crescere un figlio.

Perciò ringraziamo ancora una volta il Contamination Lab dell’Unisalento per averci dato la possibilità di fare queste due bellissime esperienze. Ne faremo davvero tesoro.