Concedersi una pausa dal digitale: perché è necessario farlo

Concedersi una pausa dal digitale. Sarà il trend dei prossimi anni, stando al parere di moltissimi esperti del settore. La tecnologia è un lusso, lo sappiamo. Gli smartphone, i pc, i tablet ci avvicinano, ci intrattengono, ci agevolano la vita in tantissime occasioni. E’ vero. Ma il loro abuso può portare a gravi conseguenze fisiche e comportamentali. Analizziamo insieme la situazione.

Una notifica dello smartphone ci distrae e rischia di far crollare a picco la nostra produttività al lavoro, mentre studiamo o in altre attività in cui è richiesta maggiore concentrazione. Perché? Perché dopo un’intera giornata passata a scrollare la nostra bacheca, ad inserire Instagram stories, e a rispondere ai commenti dei nostri amici potrebbe capitarci di provare una vera e propria stanchezza fisica. Tanto che qualche economista ha addirittura paragonato questa attività ad un vero e proprio lavoro a tempo pieno.

Secondo una ricerca condotta da Dscout, controlliamo il nostro smartphone circa 2600 volte al giorno. Stando ad altri studi, questa volta di Deloitte, molti di noi sarebbero sui dispositivi mobile già entro i cinque minuti dopo il risveglio e, soprattutto, oltre la metà dei giovani tra i 18 ed i 24 anni si alzerebbe in piena notte per controllare le notifiche.

Sono i numeri di quella che oggi viene definita dipendenza da smartphone, che ha risvegliato, negli ultimi tempi, una controtendenza chiamata digital detox. Si tratta di concedersi una pausa dal digitale. Come una dieta disintossicante dopo gli eccessi delle feste. La disintossicazione digitale ha molti vantaggi: in primis combatte una dipendenza che spesso non si è consci di possedere; abbassa i livelli di stress e ansia; permette di ristabilire un livello di connessione più intimo ed emotivo, al contrario di quello spersonalizzato e freddo della comunicazione non verbale; aumenta la produttività in molte situazioni.

Rimanere disconnessi per un po’ aiuta infatti a ricaricare le energie, soprattutto in alcuni momenti della giornata. Inutile ribadirlo: le nostre scorte d’attenzione sono (molto) limitate e ci sono tantissime cose che oggi se le contendono. Spesso, offuscati dall’overload informativo, troviamo impossibile persino farci venire nuove idee che ci servono sul lavoro o nella vita familiare, figuriamoci avere tempo da dedicare a noi stessi, alle nostre passioni, alle relazioni, al contatto umano.

Non siamo più capaci di sostenere una conversazione durante una cena, fuori o in casa, senza avere il telefono a portata di mano da controllare periodicamente. Lo smartphone, che ormai ha trovato il suo posto tra il tovagliolo e le posate, spesso non smette di vibrare o di emettere suoni. Siamo costantemente “bombardati” da notifiche, e-mail, messaggi, commenti e likes ai nostri post. Questo ci porta ad essere connessi sempre ed in ogni ora del giorno. La cultura dell’always on è dannosa, non solo per le relazioni, ma anche per il nostro benessere psicofisico. Se infatti ci preoccupiamo di non rimanere mai senza batteria, armandoci di power bank di ogni genere, al contrario non ci preoccupiamo mai abbastanza di ricaricare le nostre batterie. Le batterie del nostro cervello: le più preziose che abbiamo. Ed è il momento di rendercene conto. Prima che sia troppo tardi.